Gli approfondimenti di Vivi Lecce

Il Mistero del Pavimento della cattedrale di Otranto

Il Mistero del pavimento della Cattedrale di Otranto


1^ parte - 2^ parte

La Cattedrale di Otranto con il suo pavimento rappresenta certamente un Mistero affascinante,  negarlo vorrebbe dire solo sminuire il pregio dell’opera, valore rappresentato  non tanto come opera d’arte in se stessa, ma proprio per la complessità del messaggio che in essa viene abilmente celato. Su questo approccio all’opera del Monaco Pantaleone sono più o meno tutti d’accordo, le idee cominciano a cambiare quando si tratta di dare una interpretazione alla complessa simbologia del Mosaico.

Di seguito cercheremo di dare un contributo nuovo e diverso alla decodifica del Mosaico, nuovo perché è per la prima volta che ci cimentiamo in un’operazione di tale portata, diverso perché le tecniche che utilizzeremo saranno più vicine a quelle dei Detective che a quelle degli Storici.

Prima di avventurarci nel tentativo di decifrarne il contenuto, a nostro avviso, bisognerebbe  porsi delle domande, cercando poi tra le possibili risposte le più probabili ed infine  mettendo in relazione gli spunti più interessanti emersi, ottenere una linea guida che  possa accompagnaci nel non facile percorso di decriptazione :

·        D) Perché un Mosaico come pavimento di tutta una chiesa ?  Esistono altri mosaici così estesi in altre chiese?

·        R) Cercando di dare una risposta a questa domanda non possiamo non considerare il fatto che, all’epoca, l’architettura religiosa era basata su schemi precisi e molto difficilmente si poteva derogare da ciò; detto questo, mosaici delle dimensioni e della complessità di quello di Otranto non ci sono rimaste tacce, qualche riferimento e analogia si riscontra a Santa Maria del Patir a Rossano Calabro, mentre nell'’Abbazia Benedettina nelle Isole Tremiti lo stato di conservazione non ci consente di  proporre teorie valide e quello della chiesa di San Nicola a Bari vecchia non può essere paragonato a quello di Otranto, manca quindi un filo conduttore, un riferimento ad una architettura sacra consolidata, ci troviamo di fronte ad un opera unica.

·        D) Perché proprio un monaco o un prete avrebbero dovuto realizzare l’opera, quando sicuramente c’erano maestranze più specializzate ?

·        R) la risposta è semplice all’epoca l’arte si studiava soprattutto nei monasteri, in oltre,  secondo alcuni studiosi, proprio  Otranto  sarebbe stata  la sede di una “nuova scuola greco-salentina, che nella vicina Abbazia di Casole trovava il suo più alto significato”.

·        D) Se doveva essere l’ornamento per un pavimento di una chiesa, perché occupare tutto quello spazio utilizzando simboli e immagini di piccole dimensioni, quando molto più facilmente si sarebbero potute realizzare immagini più vicine al cristianesimo e quindi di più facile lettura per i fedeli, considerando l’ignoranza che regnava all’epoca?

·        R) Anche qui la risposta ci sembra spontanea : lo spazio da utilizzare doveva essere tutto quello disponibile per poter meglio tradurre con le immagini il significato del messaggio o i messaggi che si volevano dare. Probabilmente si sono utilizzate icone, diciamo compatibili con il contesto in cui si trova l’opera, una chiesa appunto, anche se il vero messaggio potrebbe non avere molto a che fare con il cristianesimo, almeno in senso assoluto, secondo questa linea di pensiero, l’ambiente in cui l’opera è calata sarebbe stato scelto anche per avere la certezza che il messaggio fosse conservato per molto tempo (forse almeno fino ad una data stabilita !) Questa logica ci sembra avvalorata dal fatto che la simbologia usata non era affatto adatta ai fedeli dell’epoca, notoriamente nel 1100 circa la gente comune non aveva un livello di cultura idoneo a comprendere, almeno in parte, i simboli utilizzati.

·        D) in quale contesto storico, religioso, politico, geografico e culturale è stata concepita l’opera?

·        R) forse questo è l’interrogativo che più di ogni altro, può avvicinarci alla logica che sottace all’opera, quindi va detto che Otranto in quell’epoca era, ma lo è anche adesso, un crocevia per le comunicazioni tra Oriente ed Occidente, tra il nord Europa e l'Africa, con la Repubblica di Venezia sempre più interessata ad essere attore principale in tutti gli scambi, poi non dobbiamo dimenticare le Crociate dal cui porto di Otranto sicuramente sono partite delle navi e dove è logico abbiano fatto scalo anche al ritorno. Qui si innesta il Mito di Re Artù apparentemente estraneo alla cultura dell'Italia meridionale dell'epoca, basti pensare che i primi manoscritti che parlavano delle imprese di Re Artù sono di gran lunga posteriori all'epoca del mosaico, quindi è logico ritenere che il Monaco Pantaleone abbia avuto contatti diretti con rappresentanti dell'Ordine del Tempio i Templari, d'altro canto simboli templari si possono riscontrare nel Mosaico, vedi la scacchiera. A questo proposito vale la pena aprire una breve parentesi,  per avvalorare la nostra tesi che l'autore Pantaleone non fosse proprio in linea con le idee della chiesa di Roma sta il fatto che, verso la metà del XI secolo Papa Alessandro II  con un editto bandì il gioco degli scacchi considerato sacrilego, ed allora aver inserito in questo contesto una scacchiera, rappresentava sicuramente un messaggio ben preciso.

·        D) E’ possibile dare, almeno in linea di massima, una interpretazione generale dell’opera ?

·        R) Entrando nel vivo dell’argomento, riteniamo che sebbene la storia ci indichi Pantaleone come un Prete o un Monaco,  siamo dell’idea che pur se dotato di una conoscenza vastissima di quello che era il Mondo dell’epoca, sicuramente anche grazie all’apporto della importantissima biblioteca del Monastero di San Nicola da Casole (vicino Otranto, oggi ridotto ad un cumulo di macerie), Pantaleone doveva avere una cultura più vicina a quella dei Catari che a quella dei Cristiani tradizionalisti. Senza dilungarci troppo nel merito, il risultato è che il messaggio va, secondo noi,  nella direzione di dare una nuova regola ai Cristiani, in quanto la Chiesa di Roma  dopo il Concordato di Worms del 1122 intraprendeva una via di ricchezza e di splendore, segnali lontani da quello che doveva essere il reale spirito dei Cristiani. Qui però è possibile vedere un messaggio nel messaggio, da cui il titolo "Il Mistero del pavimento della Cattedrale di Otranto" infatti molti particolari lasciano trapelare questa ipotesi.

Se pure a grandi linee abbiamo tracciato la via che seguiremo nella comprensione del Mosaico, citiamo di seguito un stralcio dal libro Iconografia di Otranto di Grazio Gianfreda, dove a pagina  43 l’autore così recita “Su di esso, come su una sequenza di fotogrammi, scorrono credi politici e religiosi, usi e costumi, miti e leggende del mondo orientale e del mondo occidentale, personaggi camitici come la regina di Saba e personaggi iapetici come Alessandro Magno e Re Artù”, ancora secondo lo stesso Autore, l’Albero della Vita che raccorda tutto il mosaico altro non sarebbe che il punto d’incontro di tutte le culture.

Nel mosaico troviamo la Scacchiera, simbolo dei Catari, poi adottato dai Templari, rappresenta l’ordine cosmico, l’eterna lotta del bene e del male, che non ha mai fine. Anche la scacchiera ha un significato esoterico, il re rappresenta il sole, il principio creatore limitato, la regina (la Donna) rappresenta la Terra, si puo’ spostare in ogni direzione, la torre rappresenta saturno il suo movimento e’ il quadrato, l’alfiere e’ giove il trigono, mentre il cavallo indica il cavaliere che deve effettuare il salto per potersi purificare mentre il pedone e’ l’uomo. Procedendo in questa direziona arriviamo a re Artu’. Infatti nel mosaico rex Artu’ e’ rappresentato in groppa ad una caprone con un gatto (leopardo), che appunto ricorda il nome di "gatto lupesco" che cerca di assalirlo. A guardar questa scena vi e’, forse Parcival, il cui aspetto e’ particolare, sta in piedi, dritto, bello, si eleva sopra artu’ e abele, quasi simbolo di chi e’ degno del cielo, il punto però, è come abbiamo già detto, che la storia di parcival è postuma di parecchio rispetto al mosaico. Però sono in diversi a ritenere che possa essere proprio Parcival che, dopo il recupero del Graal, "sembra raddrizzarsi e riluce di una bellezza sovrumana".

Parcival o Parzifal, Re Artù, il Graal, sono tutti simboli che potremo definire ante-litteram, poiché nel 1163 quando è stata iniziata l’opera, non vi erano traccie nella cultura locale ne tanto meno  in quella bizantina; allora perché inserirli nel pavimento di una Basilica ? Perché dovevano “illuminare” nei secoli successivi l’uomo, evidentemente perché Pantaleone era a conoscenza di un segreto che non poteva svelare e che però doveva trasmettere alle generazioni future.
 

I Link segnalati sull’argomento :

http://digilander.libero.it/sabato/Maddalena/MaddalenaEpis6.htm

http://www.storiamedievale2.net/Artemedievale/pavimenti/aree02.htm

http://www.pianetacalabria.com/dicola/Fototeca/arte/opera4.htm

 

I Misteri Italiani - Otranto

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