Gli approfondimenti di Vivi Lecce
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Ipotesi investigativa sul Mosaico di Otranto |
1^ parte - 2^ parte
La nostra ipotesi Investigativa si basa su un elemento concreto, a
prescindere se nell'opera si voglia vedere celato un mistero oppure no,
una cosa è certa il lavoro non è stato svolto da un uomo solo, la diversa
mano appare in svariati particolari, quindi viste le dimensioni dell'opera
ed il risultato finale è legittimo ritenere che essa è stata il frutto non
di un casuale inserimento di tessere, ma di una riproduzione più o meno
fedele di un progetto preesistente, questa è appunto la nostra ipotesi
investigativa. Ipotesi tra l'altro già avanzata da vari studiosi che si
sono però limitati a pensare che siano esistiti del così chiamati
"cartoni" serviti da base per il lavoro dei mosaicisti.
Conseguentemente è naturale ritenere che i vari schizzi siano stati
raccolti in un vero e proprio progetto, l'ulteriore passaggio logico è
ritenere che, se un mistero doveva essere celato all'interno dell'opera,
il progetto poteva e doveva esserne lo scrigno. A questo punto del
ragionamento siamo tenuti a fare un piccolo passo indietro ed a chiederci,
perché un segreto o mistero come lo si voglia chiamare doveva essere
nascosto in un mosaico ? la risposta a nostro avviso è molto semplice :
gli uomini dell'epoca non erano abbastanza maturi per conoscere il
segreto, bisognava affidare ai posteri la scoperta, e come ? Tralasciamo
per il momento di dare una risposta su che cosa poteva essere il segreto e
cerchiamo invece di capire il perché non riusciamo a decifrarlo, ed è qui
che ritorniamo al punto di partenza, non riusciamo a dare una spiegazione
logica al mosaico, perché abbiamo le immagini, ma ci manca la chiave di
lettura, ed
in cosa poteva consistere la chiave se non in quello che precedentemente
abbiamo chiamato progetto, ma che da ora in poi chiameremo il Libro
della Verità. Assodato che la nostra ipotesi è quanto meno attendibile
e legittima, procediamo a chiederci dove potrebbe essere finito il Libro,
naturalmente l'unica risposta possibile è a Casole, nel Monastero di San
Nicola di Casole vi era una immensa biblioteca, da cui sicuramente
l'autore del mosaico Pantaleone aveva attinto importanti spunti per la sua
opera, quindi il
libro era a Casole, ma la vita del monaco Pantaleone non era
sufficientemente lunga da garantire che il segreto rimanesse tale per il
tempo necessario, per cui qualcun'altro doveva essere a conoscenza, almeno
dell'esistenza del manoscritto. In questa sede non andremo oltre
formulando possibili teorie sulla fine del manoscritto, che affronteremo
in un prossimo capitolo, ma ci limiteremo
ad esaminare una circostanza drammatica che avvalora le tesi fin qui
addotte. Nel 1480, è risaputo, Otranto viene conquistata dai turchi a cui
consegue la strage degli 800 martiri. I turchi prendono possesso della
città e fanno della Cattedrale di Otranto la loro Moschea,
distruggono una serie di dipinti sacri perchè legati al cattolicesimo, ma
non toccano il Mosaico, i puristi sostengono che la presenza del Profeta
Abramo, simbolo comune tra Cattolicesimo ed Islam, sia bastato ad evitare
la fine del Mosaico, è possibile, ma è anche possibile che i Turchi
fossero venuti a conoscenza del segreto in esso contenuto, anzi è
possibile addirittura ipotizzare che la conquista di Otranto si stata
strumentale alla conoscenza del segreto, aldilà delle motivazione
geo-politiche da più parti avanzate sulla presa di Otranto (a tal
proposito si legga il libro di Raffaele Gorgoni "Lo
Scriba di Casole"). Perché riteniamo attendibile questa teoria ? anche
qui la risposta è semplice; Otranto non viene rasa al suolo dai Turchi
invasori, Il Monastero di Casole invece si, viene letteralmente demolito
tanto che da quel momento in poi sarà cancellato. A questo punto dobbiamo
considerare che la presa di Otranto non fu una delle solite scorrerie di
pirati saraceni, ma un'azione di guerra mirata all'allargamento
dell'impero ottomano, allora per analogia dobbiamo esaminare il
comportamento dei musulmani conquistatori in altre terre, come la Spagna
ed in Italia la stessa Sicilia e quindi scoprire che per la legge islamica
i popoli conquistati che non volevano convertirsi all'Islam non venivano
decapitati, anzi erano fonte di guadagno perché essi erano tenuti al
pagamento di tasse e tributi speciali. Allora perché ad Otranto questo
massacro e non in altre zone, anche nei paesi vicini, una possibile
spiegazione è che Gedik Ahmet Pasha capo delle milizie
turche si sia voluto vendicare con la popolazione otrantina proprio per non essere
riuscito a trovare quello che cercava. Sempre riferendoci alla legge
islamica, citata nel libro Lo Scriba di Casole, invitiamo alla lettura di
un altro testo interessante "Maometto in Europa" di Arnoldo Mondadori
Editore, dove si può apprendere che gli invasori islamici si servivano di
Monaci e Preti a cui affidavano la gestione delle popolazioni sottoposte
di religione cattolica, a Otranto questo non è accaduto i primi a cadere
sono stati proprio i religiosi. Altra coincidenza importante nella vicenda
è che il capo della spedizione turca dopo poco tempo viene richiamato alla
corte di Maometto II, abbandonando Otranto e lasciando così alle forze
spagnole, circa un anno dopo, la possibilità di riprendersi Otranto. Le
ragioni geo-politiche, di cui si è accennato sopra, della presa di Otranto
a nostro avviso non reggono di fronte all'evidenza di uno scarso interesse
maturato dai Turchi all'area della Puglia Meridionale, altrimenti diverso
sarebbe stato l'impegno militare in questa area, degli invasori, come ad
esempio nei vicini Balcani. |
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